I giovani non sono un problema di ordine pubblico
La preoccupazione della Diaconia Valdese su Sicurezza e Minori
I giovani non sono un problema di ordine pubblico da gestire, ma il presente e il futuro delle nostre comunità. Restituire loro ascolto, dignità, opportunità e accompagnarli al contempo in un percorso educativo che incida profondamente sul loro approccio culturale è l'unico reale investimento sulla sicurezza di tutti e tutte.
Con questa convinzione, come Diaconia Valdese esprimiamo forte preoccupazione riguardo il Disegno di Legge Sicurezza e Minori che introduce nuove misure securitarie e restrittive nei confronti delle giovani generazioni.
Non ignoriamo la complessità e la gravità dei fenomeni di disagio e di devianza presenti nelle nostre città, ma contestiamo le modalità scelte per affrontarli. Affrontare il disagio giovanile con un impianto prevalentemente punitivo e repressivo anziché educativo e preventivo è un grave errore culturale e sociale.
La risposta alla devianza non sta nell’inasprimento delle misure penali, ma piuttosto nella ricerca attenta delle cause profonde e nell’investimento sulle comunità educanti. Spostare la responsabilità interamente sui e sulle giovani significa ignorare le mancanze della comunità adulta, troppo spesso incapace di offrire ascolto, opportunità adeguate e spazi di aggregazione sani per accompagnare i percorsi di crescita.
Il volgare etichettamento comunicativo di provvedimento "anti-maranza" e il progressivo irrigidimento del sistema sanzionatorio creano una scorciatoia mediatica che non risolve i problemi dei territori. Senza investimenti paralleli e strutturali su scuola, servizi sociali e welfare di comunità, il solo risultato sarà quello di riempire ulteriormente gli istituti penali minorili già al limite del collasso, senza peraltro rendere le città più sicure.
In un Paese colpito da un drammatico inverno demografico, in cui le prospettive future si restringono e molti giovani scelgono di emigrare all'estero, le nuove generazioni che vivono i nostri territori rappresentano la forza viva su cui scommettere e investire. L'accanimento punitivo di queste politiche rivela un cortocircuito strutturale: la stanchezza di una società adulta che rinuncia a educare e che fatica a immaginare un futuro orientato verso comunità inclusive, accoglienti e capaci di generare speranza.
3 agosto 2026, La Commissione Sinodale per la Diaconia




